Ferro, pietra, legno e pennello

Tre fratelli, tre passioni diverse e complementari, in cui convivono innovazione e legame con la tradizione. E’ questa la sintesi de “Le Botteghe di Cose Vecchie”, laboratorio artigiano tra i clienti di Acos Energia a Ovada, in cui la tradizione familiare continua e si rinnova.

Pietro - Il laboratorio era parte dell’attività di antiquariato di nostro padre, attività che lui tuttora porta avanti, e che noi abbiamo rivelato. Formalmente due anni fa, ma nella realtà abbiamo sempre lavorato qui dentro e qui dentro siamo cresciuti, respirando quest’aria. Diciamo che è stata una scelta quasi naturale e un modo per continuare la tradizione di famiglia, innovando e rinnovando e allo stesso tempo avere qualcosa di proprio.

non basta solo la manualità, ma devi conoscere le epoche, quindi anche la storia, gli stili, i varie tipi di essenze di legno del territorio e non.

Mentre prima ci si concentrava solo sul restauro e l’antiquariato, adesso abbiamo portato la nostra esperienza anche nella produzione: realizziamo cucine, mobili e complementi su richiesta, oltre che restauro dell’esistente. In estate ad esempio si fanno tutti i lavori in esterno.

Io mi occupo principalmente di ferro, ma anche pietra come materiale per ripiani di camini, cucine o bassorilievi. Sono il più anziano dei tre e quando ho iniziato a lavorare qui mi occupavo del restauro dei mobili ma, una volta che è subentrato Andrea che come scuola ha fatto falegnameria, allora lui è passato a lavorare il legno e io, che ero quello con più manualità, ho iniziato a lavorare ferro e pietra. Per me è stata anche un’evoluzione, perché non amo fare un lavoro routinario e mi piacciono le sfide, più una cosa è complicata, più c’è sfida, più sono stimolato.

E’ anche un lavoro molto relazionale. Parlando con una persona per un progetto cerco di entrare in sintonia con lui, capire e intuire quali sono i suoi gusti e le sue aspettative.

Andrea – Io la mia strada l’ho scelta a differenza di Pietro, perché già dalla scuola superiore avevo scelto la sezione legno. A scuola comunque le cose erano molto diverse e solo dopo capisci che il mondo lavorativo è molto più complesso, non basta solo la manualità, ma devi conoscere le epoche, quindi anche la storia, gli stili, i varie tipi di essenze di legno del territorio e non.

Anch’io ho iniziato con il restauro ma poi, anche in base alle esigenze del lavoro, ho dovuto un po’ cambiare ed ho iniziato, abbiamo iniziato, a fare progettazione per cucine, arredamenti, cabine armadio, sempre però con un occhio alla storia e cercando di fare cose ricercate e uniche ma che si leghino alla tradizione del territorio.

E’ anche un lavoro molto relazionale. Parlando con una persona per un progetto cerco di entrare in sintonia con lui, capire e intuire quali sono i suoi gusti e le sue aspettative. E’ molto gratificante pensare di tradurre in pratica i sogni della gente, e spesso si creano anche dei bei rapporti che si mantengono al di là del lavoro.

Non puntiamo mai su lavori dozzinali, ma cerchiamo sempre il particolare. Nell’innovazione c’è sempre un occhio alla tradizione e ai materiali della zona, mescolandoli e rivisitandoli per creare un progetto unico. Qui risentiamo molto dell’influenza ligure, i lavandini di marmo nelle cucine ne sono un esempio, ma cerchiamo naturalmente di andare incontro alle esigenze del cliente con la ricerca e l’utilizzo anche di materiali non autoctoni.

Diciamo che tendenzialmente noi come gusto, se ci lasciano lavorare, cerchiamo sempre di mantenere un legame con il territorio, integrando il progetto con richiami alla tradizione e allo spazio circostanti.

Valentino – Come il mio gemello Andrea anche io ho fatto la mia scelta durante la scuola frequentando la sezione decorazione e restauro, ma mentre mio fratello gemello è più metodico, io sono diciamo più estroso, e quindi più adatto al lavoro di decorazione. Il caso e la passione, le scelte pratiche e personali, ci hanno portato a sviluppare competenze diverse, le quali fanno sì che possiamo lavorare integrandole su tutti i materiali.

Ho iniziato ad appassionarmi alla decorazione grazie anche a Giovanni Dolcino, amico di papà, conosciuto qui nella zona visto che sono quasi 30 anni che dipinge, tra le altre cose facciate, trasmettendomi la sua passione.

Nella decorazione come nella lavorazione di altri materiali, forse soprattutto nella decorazione, si devono seguire i canoni della storia della zona dove si interviene, anche se nel tempo sto cercando di creare di un mio stile distintivo.

Lo studio e la conoscenza di epoche e territorio anche in questo caso è fondamentale; in questa zona i colori più usati sono il rosso genovese, il tortora, tinta stucco, a volte l’azzurro e un po’ tutte le gradazioni del tortora, per le bugne e il finto mattone il marrone.

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