Negozio di giorno, cucina di sera

Anna Toffoli, cliente di Acos Energia e titolare di Parodi ad Ovada (AL), negozio di cose per la casa dedicato a donne che non hanno solo voglia di cucinare, ma anche di sognare un po’ e riscoprire il piacere delle casa.

Da qualche anno facciamo anche la scuola di cucina che non è solo occasione di apprendimento, ma anche di aggregazione. L’ho concepita proprio così perché mi piaceva l’idea di un momento in cui le persone potessero incontrarsi e trovarsi a parlare oltre che cucinare. Negozio di giorno e di notte cucina.

questa cucina è diventata viva col tempo, un punto di incontro e aggregazione tra amici anche al di fuori delle lezioni.

Cuciniamo al massimo due volte a settimana con menù diversi: ci sono ad esempio i pasticceri che fanno solo pasticceria, c’è lo chef che fa solo pesce, quello che fa menù generali, il cake design al sabato e soprattutto lezioni tra gruppi di conoscenti e amici. Devo dire di essere molto fortunata, ho molte amiche che mi aiutano, altrimenti da sola non ce la farei proprio a gestire il negozio e l’attività di cucina.

A me piace cucinare, ma per tante persone, e so cucinare solo le cose che mi piacciono, i secondi per esempio proprio no, perché mi intristiscono. Sono invece una patita dei dolci che per me sono un sogno, una poesia.

La scuola invece è tenuta da cuochi che portano cose nuove e particolari ogni volta e io seguo i cuochi per tutta l’organizzazione, ricordandogli di mandare i menù in tempo, la lista della spesa, a cui poi penso io, preparando tutti gli ingredienti per la serata, che non sono pochi. I corsi sono per una quindicina di persone massimo alla volta e si cucina tutti insieme intorno ai grandi tavoli al centro della stanza.

se devo pensare alla mia infanzia, penso a mia nonna e a me che mi svegliavo con questo odore di minestrone al pesto che invadeva la casa

Dopo la lezione c’è il momento conviviale in cui si mangia ciò che si è cucinato. D’estate si sta fuori e organizziamo anche tanti aperitivi, questa cucina è diventata viva col tempo, un punto di incontro e aggregazione tra amici anche al di fuori delle lezioni. Organizziamo delle piccole feste. Parlo sempre al plurale perchè ho tante persone che mi supportano e aiutano e anche un po’ per abitudine, prima c’era mia sorella in negozio, e da allora non sono abituata a parlare al singolare.

E’ un progetto più che un lavoro, che presuppone visione del futuro e impegno. Mia sorella per esempio ha lasciato l’attività perché non credeva più nel progetto, la cucina le è sempre pesata perchè non le piace mangiare, mentre alla base della buona cucina deve esserci non solo passione, ma deve anche piacerti mangiare per goderti la preparazione e tutto quello che comporta. Così sono rimasta io a gestire tutto, ma per fortuna non sono mai sola a condividere oneri e onori.

Ho tanti ricordi legati al cibo e se devo pensare alla mia infanzia, penso a mia nonna e a me che mi svegliavo con questo odore di minestrone al pesto che invadeva la casa. Preparalo è semplicissimo: fai del minestrone normale e a fine cottura aggiungi del pesto e lo lasci andar ancora per dieci minuti. Sciogliendosi nell’acqua del minestrone esce fuori il sapore del pesto e l’odore del basilico si sprigiona in tutta la sua fragranza.

La storia della mia famiglia è sempre stata legata alla cucina, i miei nonni vendevano pentolini al mercato e la mattina ricordo che mangiavano focaccia ed uva. Poi mia mamma ha aperto il negozio assieme a mio padre, ma era lei che alla fine comandava, la nostra è stata sempre una famiglia matriarcale, e devo dire con piacere che finalmente ho due nuove nipotine, dopo una lunga serie di maschi.

Non doveva essere una cucina tecnologica, come normalmente è nelle scuole di cucina, ma una “cascina” dove gli amici si incontravano e finalmente trovavano il tempo di cucinare, insieme.

Il passaggio dal semplice negozio di casalinghi, a spazio dedicato al piacere della cucina è avvenuto quando ho preso in mano il negozio. Ho vissuto per 20 anni fuori Ovada, ho studiato a Trento e ad un certo punto ho deciso di tornare e prendere in mano il negozio di famiglia, per non vederlo in mano a qualcun’altro.

Ho cominciato a pensare alle pentole, e perché no anche a quello che metti dentro le pentole. E così abbiamo aggiunto lo spazio della cucina, sistemandolo come uno spazio di campagna, un posto dall’aria rurale e conviviale, dove cucinare sentendosi a casa intorno a dei grandi tavoli con il ripiano in pietra.

Non doveva essere una cucina tecnologica, come normalmente è nelle scuole di cucina, ma una “cascina” dove gli amici si incontravano e finalmente trovavano il tempo di cucinare, insieme.

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